FILO DIRETTO CON I VISITATORI

Spesso le manifestazioni di solidarietà, gli appelli ed i consigli di coloro che visitano il nostro sito riescono ad infonderci entusiasmo e voglia di fare. Abbiamo deciso di aprire una apposita pagina in cui sono riportati solo alcuni di tali messaggi, ma per noi sono tutti importanti. Grazie, anche per le critiche ed i suggerimenti.

 Come diventare parte attiva delle "coincidenze"

 Una vita nello spazio di due carezze  Il gelo della tua morte

 Tre angeli per amiche Una medaglia per comunicare

 Come rendere presenti i ragazzi volati in cielo Agenti di Polizia vittime di incidenti stradali

 Una canzone di Billy Joel per ricordare Sono un ragazzo di 24 anni ed ho perso due amici

 Un'anziana mamma punta il dito contro l'Ambasciata Italiana di Oslo Siate più indulgenti

 Gruppo di ragazzi diciassettenni Noi ed un'ombra da inseguire Non arrendetevi mai

Continuerò a martellare Un macabro sedile insanguinato Semina con frutti

 Alla larga da chi vuole farvi ubriacare  Mentalità schifosa ed assassina

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 E' STATA UNA COINCIDENZA RICONDUCIBILE A MIO FIGLIO ANDREA L'INCONTRO CON DON GASPARE? AVEVO APPENA DATO UN PIZZICOTTO SUL SEDERE A GRAZIA (una cugina di mia moglie), che sabato 15/09/2012 ci aveva invitati a Meldola per festeggiare il suo 70° compleanno. Divertito, ma anche un po' imbarazzato, Don Gaspare seguiva la scena senza scomporsi troppo. Come già avevo fatto in altre occasioni, stavo complimentandomi con Grazia per la buona tonicità del tessuto muscolare in quel particolare punto del suo corpo, perchè le faceva dimostrare almeno 15 anni in meno. Dopo pochi minuti stavo conversando amabilmente con Don Gaspare, l'arzillo parroco ottantottenne di Fratta Terme, di cui ho subito apprezzato l'umiltà. l'intelligenza e la sensibilità. Ci siamo seduti allo stesso tavolo. Accanto a lui c'era mia suocera, ma dopo poco tempo mi sono ritrovato io al suo fianco. Abbiamo confabulato per tutto il tempo e con un pizzico di complicità abbiamo anche condiviso qualche innocente "malignità". Quando Don Gaspare ha saputo del mio luogo di provenienza, mi ha detto di avere conosciuto un certo signor Riccomi di San Mauro Pascoli. Ho subito collegato quel discorso a Vincenzo Riccomi, che era stato il maestro di Andrea alle scuole elementari e che è tra le mie amicizie facebook, perchè interessato a ciò che scrivo su di Lui. Al mio ritorno a casa ho inviato un messaggio privato al sig. Riccomi spiegandogli l'accaduto e chiedendogli se era proprio lui la persona di cui mi aveva parlato Don Gaspare. Il giorno successivo il maestro Riccomi mi ha telefonato dicendomi di avere contattato telefonicamente Don Gaspare, che non sentiva né vedeva da diverso tempo. Mi ha ringraziato per quel contatti insperato e mi ha manifestato il proprio apprezzamento per le foto appena inserite nell'album di Andrea. Ancora una volta ho avuto conferma che quando accadono certe "coincidenze" non bisogna limitarsi ad osservarle, ma bisogna invece diventarne parte attiva. (Tratto dalla pagina facebook di Giuseppe Raduano, presidente della onlus PU.RI)

 
 QUEL PENSIERO LEGATO ALL'ULTIMA CAREZZA.
Andrea Raduano è nato il 06/05/1976 ed è volato in cielo il 28/12/1994. Ho avuto il privilegio di essere stato suo padre ed il mio ricordo di Lui è racchiuso nello spazio di due carezze.
Il 6 Maggio 1976 un terremoto ha portato distruzione e morte nel Friuli. In quello stesso giorno ti vidi nascere. Dopo il trambusto del parto ti consegnarono a me. Dalla sala parto ti portai nella cameretta che ci era stata assegnata. Eravamo soli e nel più assoluto silenzio cominciai ad accarezzarti delicatamente per sciogliere ogni tua paura o tensione. Volevo rassicurarti e farti sentire che avresti sempre potuto contare su di me nel corso di quella vita appena iniziata. E' stato il primo nostro dialogo telepatico e ti tranquillizzasti immediatamente. Da quel momento abbiamo trascorso assieme 18 anni indimenticabili. Poi il 28/12/1994, esattamente 6810 giorni dopo quel giorno, nella ricorrenza del mio compleanno, sei volato in cielo.
Il nostro commiato terreno è ancora perfettamente scolpito nella mia memoria. Ricordo che giacevi nella bara in legno chiaro col viso sereno, come se stessi dormendo. Mentre ti accarezzavo per l'ultima volta il volto, sentivo il sangue pulsare sui polpastrelli delle dita, quasi fosse un tuo pulsare. Come già era successo 18 anni prima, quando in quella cameretta in penombra stavo dandoti il benvenuto in questo mondo, cercavo anche in quella circostanza di rassicurarti, affinchè tu potessi serenamente proseguire il tuo cammino. Il desiderio di trattenerti non doveva essere d'intralcio. Ancora telepaticamente stavo comunicando con te. Ciao Andrea, non preoccuparti. Cercherò di vivere la vita con una doppia intensità, anche per conto tuo. Tu cerca di volare più in alto che puoi.
Forse è vero che esiste il destino, perchè sono state numerose, precise e concordanti le premonizioni ricevute su ciò che sarebbe successo in quel fatidico 28/12/1994. Forse è vero che esiste un "aldilà", perchè sono stati numerosi, precisi e concordanti i fatti che dimostrerebbero il continuare della tua esistenza. Ed è così che il nostro dialogo continua, aldilà dei limiti imposti dalla ragione. Nel Febbraio 2011 un'esperienza apparentemente banale suscitò in me delle fortissime emozioni, perchè i colori vivaci di una farfalla entrata in casa mia nel freddo dell'inverno illuminarono la mia stessa anima. Durante la giornata che passammo assieme (io e la farfalla) feci numerose foto. Alcune settimane dopo utilizzai quelle immagini per realizzare il mio primo video su youtube dal titolo "UNA FARFALLA PER AMICA" (Video youtube "una farfalla per amica") . La canzone di sottofondo che accompagnava il video era quella composta da Roberto Bartolini (carissimo amico di Andrea) sulla base di una serie di sogni consapevoli che memorizzava ad ogni risveglio su un apposito blocchetto di appunti che teneva sul comodino. Qualche settimana dopo quel primo video realizzai un altro video con lo stesso sottofondo musicale, ma basato su una sequenza di foto di Andrea che intitolai "L'ARCOBALENO CHE UNISCE LE DUE PARTI DEL CIELO" ed anche "IL SIGNIFICATO DI QUELLE DUE CAREZZE A MIO FIGLIO ANDREA RADUANO" Video youtube dedicato ad Andrea Raduano oppure http://www.youtube.com/watch?v=LKSl_oDSKt8 .
In prossimità di determinati giorni dell'anno a loro dedicati, i nostri cari ci sembrano ancora più vicini. Nel video dedicato a mio figlio Andrea vengono descritti i pensieri legati alle due carezze che hanno delimitato il tempo e lo spazio della Sua vita terrena. Penso spesso a quell'ultima carezza ed a ciò che esprimeva: "Andrea non preoccuparti. Cercherò di vivere la vita con una doppia intensità, anche per conto tuo. Tu cerca di volare più in alto che puoi". Credo di averlo fatto davvero. Ogni anno in prossimità delle festività dei defunti mi viene istintivo fare un bilancio di quello che è successo nel vivere la mia vita e di quello che si è verificato nel vivere la vita per conto di Andrea. Da buon commercialista mi risulta facile avere un quadro abbastanza preciso delle due vite che vivo in parallelo.
Ormai non mi sorprendo neppure più quando provo, anche a livello fisico, delle sensazioni che sono riconducibili ad Andrea, anzichè a me. In certi momenti della mia vita il processo d'immedesimazione con mio figlio Andrea è stato veramente sorprendente, perchè la vita non è fatta solo di cose materiali. Ne fanno parte anche i sogni, le delusioni, gli entusiasmi, le intuizioni ed il variopinto mondo delle emozioni. Andrea mi parlava spesso dei suoi sogni, del tipo di donna che avrebbe voluto sposare, dei figli che avrebbe voluto e di ciò che gli sarebbe piaciuto fare per migliorare questo mondo. Assieme a quell'ultima carezza c'è stato il passaggio di un simbolico testimone. Da quel momento i sogni ed i progetti di Andrea sono diventati anche miei. da quel momento Giuseppe Raduano non sarebbe più stato la stessa persona di prima. Nell'istante stesso in cui accarezzavo per l'ultima volta il viso di mio figlio mi si è spezzato sia il cuore che l'anima, permettendo così di entrare ad una luce purificatrice che ha spazzato via certezze, valori e convenzioni che venivano dati per scontati. Nel tentativo di capire, mi sono spinto fino ai limiti della ragione, in una dimensione di confine che è possibile raggiungere solo assieme a quegli affetti straordinari che vivono in simbiosi con noi. Assieme a quegli affetti si possono esplorare universi sconosciuti e quello che si considerava impossibile non lo è più. Ad un certo punto anche il senso della morte appare meno oscuro e prende forma un diverso senso della vita

 

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 IL GELO DELLA TUA MORTE: QUESTA POESIA E' STATA SCRITTA DA SIMONE MARANESI, AMICO DEL CUORE DI ALEX TROMBINI E FA PARTE DELLA RACCOLTA PUBBLICATA NEL LIBRO "INCONSCIO DEMOLITORE ". Ospitiamo la composizione sul nostro sito web con vero piacere.

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  QUELLA MEDAGLIA E' STATA USATA COME INTERFACCIA PER UN DIALOGO IMPOSSIBILE? QUESTA LA STORIA DI QUELLA MEDAGLIA NELLA CELLETTA DI ANDREA. Tratto dal mio diario personale più riservato. Mio figlio Andrea nei suoi ultimi giorni di vita terrena stava selezionando tra le medaglie vinte in competizioni sportive quelle da inserire in un apposito medagliere. Purtroppo la morte improvvisa gli ha impedito di portare a termine quel progetto. Dopo qualche settimana dal suo decesso andai a commissionare un medagliere e raccomandai al corniciaio di esporre tutte le medaglie col disegno di facciata, ad eccezione di una per la quale si doveva invece leggere la motivazione incisa sul retro. Andrea andava particolarmente orgoglioso per quella medaglia che attestava la sua vittoria ai campionati regionali di Judo.

Per dimenticanza del corniciaio, il medagliere venne invece chiuso con tutte le 21 medaglie esposte frontalmente. Essendo troppo laborioso rimuovere le otto viti che bloccavano la parte posteriore del quadro, decisi di appendere il medagliere al muro utilizzando un chiodo che in precedenza sosteneva un quadro delle stesse dimensioni.

Qualche giorno dopo, mentre stavo guardando una trasmissione televisiva in cui si parlava del caso Andrea Sardos Albertini, ho udito un rumore fragoroso provenire dalla camera di Andrea. Pensavo di trovare vetri sparsi ovunque, ma sorprendentemente il medagliere era caduto rimanendo integro. Guardando con più attenzione mi accorsi che una medaglia, sfidando la legge di gravità, era rimasta capovolta verso l'alto e che non era possibile farla ritornare nella posizione originaria. Sono stato costretto perciò a rimuovere le otto viti e rimasi sbalordito nel constatare che la medaglia capovolta era proprio quella attestante la vittoria di Andrea ai campionati regionali di Judo. Ora quella medaglia si trova nella celletta di famiglia al cimitero di San Mauro Pascoli, accanto ad una foto di Andrea, che non poteva trovare sistema più efficace né momento più significativo per fare girare quella medaglia.

Ho conosciuto personalmente Lino, il padre di Andrea Sardos Albertini, la cui storia commosse il mondo. I tre libri scritti dall'Avv. Lino Sardos Albertini seguendo le indicazioni del figlio Andrea (ucciso a Torino e gettato nel Po) sono stati tradotti in tantissime lingue. Lo invitai a tenere una relazione nel corso dei lavori del 1° convegno "PRIMAEPOI", da me organizzato nel Giugno 1999. E' quindi più che mai significativa la caduta del medagliere di Andrea proprio nel giorno in cui si parlava in TV del caso Andrea Sardos Albertini.

 

 

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 TRE ANGELI PER AMICHE

...Così mi è venuta la voglia di scriverti una mail... rendendoti partecipe (e non obbligato a pubblicarla) della lettera che io e Pamela abbiamo scritto il giorno prima del funerale... mentre Sara stava male... Una lettera che abbiamo consegnato al nostro prete per poterla leggere in chiesa... al funerale... ma non è stata letta! Eccola qui di seguito:

"Carissime amiche nostre, abbiamo condiviso gioie, dolori, giorni irripetibili che mai nessuno ci farà dimenticare, mai sostituire e mai svaniranno nel nulla...tutto ad un tratto vi abbiamo perse, ancora adesso non riusciamo a capire perchè il destino abbia voluto proprio voi, in questa età raggiante come il sole, splendente come la luna, limpida come l'acqua e immensa più del mare...si proprio voi, care amiche nostre, voi così dolci, così disponibili, così altruiste, così sensibili...

TAMARA, noi le tue amiche più care della tua vita, quelle con cui hai passato i momenti più belli dei tuoi soli 17 anni,
la tua amica Manu con cui hai passato giorni stupendi a giocare con le bambole, i nostri giorni passati a confrontarci i capelli lunghi e a vedere chi li aveva più lunghi interminabili giorni a consolarmi per tutti i problemi famigliari che solo
tu sei stata in grado di capirmi e aiutarmi nel momento giusto e nel modo giusto, i nostri sorrisi, i nostri bigliettini che passavano di continuo tra un compagno all'altro, anche solo per dirci un semplicissimo CIAO, nonostante fossimo vicine un metro...i nostri pomeriggi in camera a ascoltare la musica...

la tua amica Pamy con cui hai passato i giorni più belli della tua adolescenza, quei giorni a parlare interminabilmente, a raccontarci le nostre storie, i nostri giri, i nostri primi ragazzi, le nostre uscite di nascosto per andare a ballare, le sere a dormire nel tuo letto o nel mio dopo quelle sere passate con i nostri amici...

VALE, noi le tue amiche delle medie, i tempi più belli, giorni condivisi sempre insieme durante la ricreazione, durante quei pomeriggi a casa tua a ballare, a studiare, a prepararci per uscire, per incontrarci in piazzetta con tutti gli altri amici, per poi andare in discoteca..... quella che ti piaceva tanto....

FRANCY, noi le tue amiche, quelle che ti volevano bene, quelle con cui hai condiviso sere e pomeriggi al mare, in discoteca, in giro in motore, a piedi, ridendo e scherzando....

ORA DOLCISSIME AMICHE NOSTRE, CONTINUEREMO A PASSARE QUEI GIORNI, ORE, MINUTI INSIEME A VOI. E VOI CON NOI, A CONDIVIDERE GIOIE, DOLORI COME ABBIAMO SEMPRE FATTO UNITE PER SEMPRE DA UN BENE CHE NON RIUSCIREMO MAI A QUANTIFICARE, CHE NESSUNO MAI SAREBBE E SARA' CAPACE DI RIDURRE IN FUMO.
SAREMO FELICI, SE VOI SARETE FELICI... SAREMO TRISTI, SE VOI SARETE TRISTI... VI VOGLIAMO BENE E PER SEMPRE SARA' COSI'."
Manu & Pamy

 SI PUO' FARE: RENDERE "COLLABORATIVI" NELLA REALTA' DEL QUOTIDIANO I TANTI RAGAZZI VOLATI PREMATURAMENTE IN CIELO.
Nel settembre 2010 sulla nostra pagina facebook è stato pubblicato il seguente appello rivolto ai genitori rimasti orfani di un figlio.
Molti genitori rimasti orfani di un figlio quando osservano le meraviglie del creato si sentono più sereni e rassicurati, perchè capiscono che i loro i loro figli ancora "esistono". Con la contemplazione è più facile sintonizzarsi con quelle frequenze che permettono di penetrare la dimensione dello spirito. Spesso però ci si allontana troppo dalla dimensione terrena e non si sfrutta la possibilità di fare partecipare i propri figli in modo attivo nella realtà del quotidiano. Basta osservare gli effetti che producono certi comportamenti per averne conferma scientifica. Ad esempio, quando nell'affrontare situazioni difficili si mette in risalto la figura del proprio figlio volato in cielo, non solo si dissolvono timori e titubanze, ma si acquista maggiore credibilità e considerazione. Bisogna prendere consapevolezza che si ha una marcia in più nella vita, ma non bisogna abusarne, perchè va innestata solo quando la velocità lo richiede.

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 AGENTI DI POLIZIA vittime di incidenti stradali: In data 04/10/2008 ci è pervenuta la seguente comunicazione che abbiamo deciso di sostenere, assieme ad altre associazioni impegnate sul fronte della sicurezza stradale, perchè la riteniamo degna della massima attenzione e considerazione per ridurre i numeri della strage stradale.

Non succede solo agli altri, perchè chiunque si trovi nelle condizioni d'intervenire per arginare l'emergenza dell'invalidità e mortalità sulle strade ha il dovere civile e morale di farlo, altrimenti si rende complice delle conseguenze. Con questa riflessione, auspichiamo un costruttivo approfondimento dell'argomento da parte di ciascun destinatario della email che abbiamo indirizzato ad organi d'informazione ed Istituzioni di vario genere.

"Sono un chirurgo e docente universitario, che ha anche prestato servizio in qualità di Ufficiale Medico per svariati anni nellŽArma CC. Come tutti i cittadini, sono rimasto anche io profondamente scosso e colpito dalla morte dei 2 poveri Agenti PS Gabriele Rossi (32 anni) e Francesco Alighieri (41 anni) vicino a Caserta il 26 settembre u.s. Ancora una volta, due giovani vite spezzate, due famiglie distrutte dal dolore, dei figli che cresceranno senza i loro padri, e le scene strazianti dei funerali. Si tratta, ahimè, solo dellŽultimo di una serie di tragici incidenti stradali che ha visto, nel passato, anche coinvolti tutori dellŽordine appartenenti all'Arma dei Carabinieri ed alla Guardia di Finanza. Ad esempio, ricordo bene l'incidente occorso al povero appuntato CC Roberto Sutera (37 anni) il 04/07/2008 (morto sbalzato fuori del suo automezzo in corso di un inseguimento), e poi, ancora, la morte di 2 giovani Finanzieri pochi anni orsono. Per non parlare, poi, dei feriti, anche gravi, di cui non si parla. A questo
punto, senza nulla togliere alla eroicità di questi e degli altri tutori dell'ordine morti nell'espletamento del loro dovere, vorrei segnalare che la lettura della dinamica della maggior parte degli incidenti di cui sopra e le mie conoscenze professionali (mi riferisco in particolare alle linee guida dellŽATLS o "Advanced Trauma Life Support" dell'American College of Surgeons, che è ormai il riferimento internazionale standard della moderna
traumatologia) mi hanno convinto che molte di queste morti sarebbero state evitabili, ahimè, se solo le vittime avessero avuto le
cinture di sicurezza allacciate e fossero, pertanto rimasti "incollati" ai sedili dellŽautovettura mentre questa si ribaltava.
Questa mia conclusione potrà forse sembrare banale e poco politicamente corretta, ma mi è sembrato doveroso esternarla, proprio perché la morte di questi e degli altri Agenti, CC, GdF possa, finalmente, servire a fare "qualcosa".
Forse, a questo punto, sarebbe opportuno una modifica dellŽarticolo 172, comma 8 del Codice della Strada che disciplina l'uso delle cinture di sicurezza in Italia, od, almeno, un regolamento interno che imponga agli Agenti PG in servizio ad autotutelarsi sempre e comunque, e ad indossare sempre le cinture di sicurezza, in modo da ridurre i tantissimi casi di feriti o morti in corso di inseguimenti stradali. A tale uopo desidero sottolineare che, come Ella
certamente saprà, il comma 8 di cui sopra esenta, in teoria, dall'obbligo di uso delle cinture di sicurezza "gli appartenenti alle forze di polizia e ai corpi di polizia municipale e provinciale nell'espletamento di un servizio di EMERGENZA". Purtroppo, questa eccezione, ha creato una "crepa" nella norma tale da farne crollare tutto l'impianto, almeno nella parte che interessa le Forze dell'Ordine. A parte il fatto che, credo, sia risibile e
contraddittorio che il Legislatore abbia, a suo tempo, previsto l'eccezione proprio quando il pericolo è maggiore e, quindi, l'uso delle cinture è più benefico (lo "stato di necessità" sarebbe bastato a coprire il "non uso" in quei rarissimi casi in cui le cinture possono essere di effettivo intralcio), desidero sottolineare, come, in realtà, le Forze dell'Ordine Italiane, delle cinture non ne facciano mai uso, ma proprio mai, anzi, fanno del
non allacciarle una questione di principio, quasi uno "status symbol" di privilegio e potere, come se l'uso delle cinture fosse poco
"tosto" e marziale, e la norma fosse una persecutoria e futile coercizione fatta tanto per rompere le scatole agli automobilisti
sudditi più incapaci ed "imbranati" (io personalmente in Italia non ho mai visto un agente di PG -butto sempre lŽocchio a tal uopo
dentro le volanti od auto blu- con la cintura allacciata, emergenza o non emergenza). Invece si tratta di una saggia norma ispirata
dall'UE per tutelare la salute di tutti i cittadini (come prevedeno, tra l'altro, le Costituzioni di tutti gli Stati Membri, la nostra all'art. 32 che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività"), quindi anche dei poliziotti, CC, GdF. Pertanto, proprio in virtù dell'art. 32 della Costituzione, così come si è fatto per il casco (la cui legge, per fortuna, non esonera all'uso le Forze dell'Ordine) credo che la norma dovrebbe essere modificata nel senso da renderne l'uso, per le Forze dell'Ordine, obbligatorio, senza prevedere eccezioni. Senza considerare il fatto che, poi, vedere che chi dovrebbe fare osservare la Legge è il primo che impunemente non la osserva è uno spettacolo squallido e triste, indegno di un Paese Europeo. Per quanto riguarda le c.d. "esigenze operative" che, a tale riguardo, vengono spesso pretestuosamente chiamate in causa (per slacciare una cintura di sicurezza ci vogliono sì e no 2 secondi), rilevo che in giro per l'Europa (io mi reco spesso nel Regno Unito ed in Irlanda) le altre forze di Polizia saggiamente si proteggono ed indossano sempre le cinture. Anzi, in quei Paesi la polizia si rifiuterebbe categoricamente di lavorare senza poterle utilizzare. Non hanno forse, costoro, le medesime "esigenze operative"? O sono "meno bravi", "meno efficienti", "meno operativi" di noi? E poi, si parla, spesso della piaga degli infortuni sul lavoro e della loro prevenzione. E questi cosa sono? Perchè, per lo stesso motivo per cui le forze di Polizia Italiane giustamente indossano -per proteggersi- i giubbotti anti-proiettile -anche in piena Estate- non mettono in essere anche questa altra semplice ed ovvia forma di protezione, oltretutto a "costo zero"? E le organizzazioni sindacali di Polizia (SIULP, etc.) sempre pronte a
rivendicare ed, a chiacchere, tutelare i loro rappresentati, cosa fanno? Si sono mai posti il problema? Ma qualcuno ha veramente a cuore la salute di questi ragazzi e delle loro famiglie? Forse con una Sua iniziativa giornalistica potrà aiutare a ridurre il numero di Servitori dello Stato deceduti in corso di incidenti stradali. Qualcuno potrebbe dire che sollevare il problema all'indomani dei funerali di 2 Agenti di PS morti proprio in tal modo
potrebbe essere intempestivo, inopportuno, quasi suonare come un rimprovero, ma il fatto è che, tra pochi giorni, l'opinione
pubblica avrà già "rimosso" il problema.
In attesa di un Suo graditissimo riscontro, mi è gradita lŽoccasione per porgerLe distinti saluti ed auguri di buon lavoro".
Prof. L. B.

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 Vorrei ricordare così i miei quattro amici: Salve sono Manuela Tontini. Ci siamo conosciuti nell'incontro con l'A.N.A.S promosso dalla vostra associazione per approfondire la dinamica dell'incidente di Valverde di Cesenatico in cui nel Luglio 2001 persero la vita quattro miei amici. Guardo il vostro sito spesso e vorrei ricordare le mie amiche Tamara Torresi, Francesca, Alessandro e Valentina Natali con questo testo tradotto... sperando venga pubblicato... sempre se vi farà piacere il mio ricordo per loro a distanza di tanti anni. La canzone tradotta è di Billy Joel.


Lullabye - Goodnight, My Angel - Billy Joel (traduzione)

Goodnight, my angel
Time to close your eyes
And save these questions for another day
I think I know what youŽve been asking me
I think you know what IŽve been trying to say
I promised I would never leave you
And you should always know
Wherever you may go
No matter where you are
I never will be far away
Goodnight, my angel
Now itŽs time to sleep
And still so many things I want to say
Remember all the songs you sang for me
When we went sailing on an emerald bay
And like a boat out on the ocean
IŽm rocking you to sleep
The waterŽs dark
And deep inside this ancient heart
YouŽll always be a part of me
Goodnight, my angel
Now itŽs time to dream
And dream how wonderful your life will be
Someday your child may cry
And if you sing this lullabye
Then in your heart
There will always be a part of me
Someday weŽll all be gone
But lullabyes go on and on...
They never die
ThatŽs how you
And I Will be

TRADUZIONE:

Buonanotte, mio angelo
EŽ ora di chiudere gli occhi
E di serbare questi dubbi per un altro giorno
Penso di sapere ciò che volevi chiedermi
Penso che tu sappia cosa stavo provando a dirti
Ho promesso che non ti avrei mai lasciato
E dovresti sapere che
Dovunque tu andrai
Non importa dove sei
Non sarò mai lontano da te
Buonanotte, mio angelo
Ora è il momento di dormire
E ci sono ancora molte cose che ti vorrei dire
Ricordati tutte le canzoni che hai cantato per me
Quando siamo andati in barca in una baia color smeraldo
E come una barca che sta in mezzo allŽoceano ti sto cullando per farti dormire
LŽacqua è scura e dritto nel profondo di questo vecchio cuore
Sarai sempre una parte di me
Buonanotte, mio angelo
EŽ ora di sognare
E sogna quanto sara magnifica la tua vita
Certi giorni il tuo bambino potrà piangere
Allora nel tuo cuore ci sarà sempre una parte di me
Un giorno ci separeremo
ma le ninnananne continueranno ancora ed ancora...
Esse non muoiono mai
Proprio come te e me

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 Onlus tra giovani in difesa della vita sulle strade. Egregio dottor Raduano, sono Leandro S., un ragazzo di 24 anni come molti altri e così come molti altri ho avuto la sfortuna di perdere due amici in due diversi incidenti stradali, a distanza di un paio di mesi l'uno dall'altro. Le scrivo semplicemente per ringraziare Lei e tutta l'associazione per quello che state faticosamente costruendo nonostante l'indifferenza delle istituzioni. Purtroppo qui l'eco delle Vostre gesta non arriva potente come dovrebbe essere ma, essendo io stesso socio fondatore di una ONLUS destinata ai giovani, premerò alle prossime riunioni per averVi ospiti al nostro festival annuale, in maniera che possiate portare la Vostra testimonianza per sensibilizzare gli ospiti di quella serata. Con le lacrime agli occhi e il cuore pieno di commozione, auguro a Lei e ai soci dell'associazione più bene possibile.

 Tenere alla larga certi personaggi può salvare molte vite. Mi chiamo Fabbri Aldo e scrivo da Piombino in provincia di Livorno. Sono il presidente di un'associazione di volontariato denominata Fede Per la Vita, da poco costituita in memoria di mio figlio Federico che ci ha lasciati nel novembre 2001 all'età di 15 anni. Mi permetto di segnalarVi un caso emerso nella giornata di ieri nella nostra zona, relativo ad un locale ( Los Panineros ) che invita la gente il sabato dalle 17,30 fino a tarda notte a mangiare ed ubriacarsi. La persona firmataria del messaggio pubblicitario non è della nostra zona, ma ha ben visto di venire da noi a promuovere questo "modo di stare in allegria" pur di far soldi: per questo Vi invio questa segnalazione, in quanto ritengo che certi personaggi possono presentarsi in qualsiasi parte dell'Italia per mettere in piedi delle iniziative come quella nata in un paese vicino a Piombino. Non mi dilungo nell'illustrare la vicenda, ma mi limito ad allegare l'articolo pubblicato oggi dal giornale locale Il Tirreno ( ubriacatevi.pdf ) e la copia della cartolina pubblicitaria.

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 Come mamma urlo al mondo l'ingiustizia: mio figlio era un uomo e non un animale.

Ecco la copia di una lettera che ci ha fatto pervenire un'anziana mamma, chiedendo di pubblicarla sul nostro sito. Il fatto denunciato riguarda l'uccisione del giovane Roberto Casalboni, a seguito di un incidente stradale verificatosi in Norvegia. La mamma di Roberto esprime forti perplessità sulla adeguatezza dei soccorsi, sull'imparzialità dei giudici e sul sostegno ricevuto dall'ambasciata Italiana in Norvegia:

Egregio Direttore Generale -(firma illeggibile) - Affari Esteri - Roma

Con riferimento alla lettera inviatami in data 18.10.2005 n. 304/411550, faccio presente quanto segue:

- la semplice risposta inviatami non ha tenuto conto della documentazione inviata al Ministro degli Esteri On. G. Fini, in data 12.07.2005 che dimostra chiaramente l'omissione dell'Ambasciata italiana a Oslo nella tutela dei diritti di un cittadino italiano all'estero.

- Mio figlio, cittadino italiano, aveva il diritto di essere difeso all'estero contro un processo, privo di prove legali che ha portato ad una sentenza ingiusta.

- Affermo che mi è stato impedito di fare l'Appello per un giudizio di II grado, con azione intimidatoria e con l'omissione dell'invio della documentazione relativa al processo.

Questo disinteresse mi è costato la causa d'Appello in cui i professionisti italiani (dottori legali, ingegneri ed avvocati internazionali), avrebbero potuto dimostrare la colpevolezza dell'accusato, la responsabilità del chirurgo, l'ingiustizia della sentenza.

Ora mi si dice che l'Ambasciata all'estero non interviene nei rapporti che si instaurano tra avvocato e cliente. Mi domando:

- perché l'Ambasciata Italiana non mi ha avvertito precedentemente di ciò, in modo che io potessi supportare l'azione processuale con un avvocato internazionale e con esperti italiani?

- perché l'Ambasciata Italiana ha risposto personalmente per intimidirmi e al contrario non ha risposto alle molteplici richieste di invio della documentazione relative al processo di I grado in tempo utile per l'Appello? (come risulta da documentazione già in vostro possesso).

- che cosa ha fatto l'avvocato italiano norvegese per difendere mio figlio e portare alla luce la verità ed ottenere Giustizia?

- perché si parla di una "causa perdente in partenza" per cui nessun avvocato ha voluto accettare la difesa?

SUPPONGO era "una palla che scottava" perché già si conosceva l'errore medico che ha determinato la morte di mio figlio e le falsità e l'irresponsabilità esistenti nell'iter processuale. Io sono una semplice cittadina e non sono all'altezza di illustri avvocati internazionali, ma sono all'altezza per capire che non ci si può lavare le mani dell'ingiusta morte di mio Figlio accampando ipotetiche giustificazioni basate sulla diversità di Giurisdizione o sulla non partecipazione dell'Ambasciata nel rapporto cliente- avvocato. Io ho sempre pagato le tasse all'Erario Italiano e penso di avere il diritto di essere tutelata anche all'estero nella richiesta della difesa di mio Figlio. Ora mi assicurate che l'Ambasciata Italiana a Oslo rimane a mia disposizione per ogni ulteriore approfondimento ed assistenza.

Non mi servono parole, ma fatti concreti!

Se pure in ritardo, l'Ambasciata Italiana si faccia carico della sua responsabilità omessa e faccia in modo di concordare con l'Ambasciata norvegese in Italia che è al corrente di tutto l'iter processuale, in modo da riaprire il processo o quanto meno di portare alla luce la Verità, confermata da illustri professionisti italiani.

 Delego quindi l'Avv. .... del foro di Roma a prendere visione di tutto l'iter processuale perché riesca con mezzi legali a ristabilire un equilibrio di responsabilità non solo personale, ma generale al fine di tutelare il cittadino italiano all'estero.

Io sono una nullità di fronte alle Vostre alte cariche statali, ma Vi prego di riflettere, umanamente parlando: Che cosa fareste Voi al mio posto?

Come madre si può accettare la Morte di un Figlio, se pur con immenso dolore. Non si può accettare la falsità, irresponsabilità, l'ingiustizia esistente nel processo relativo, chiuso frettolosamente senza alcuna richiesta di prove legali. Spero di non dovere combattere contro il cd. "muro di gomma", perché nonostante tutto, credo ancora che esistano rappresentanti statali onesti e responsabili.

Grazie per l'attenzione. Rimini, lì 24.10.2005.  Stella Ines ved. Casalboni (madre di Roberto)

Gli interventi e le pubblicazioni riguardanti il caso sono consultabili alla pagina http://www.bmwri.org/Robertocasalboni.htm

 

  • In data 01/12/2005 abbiamo inviato il seguente messaggio di sostegno alle istituzioni più direttamente interessate:

Stim.mo Direttore Generale

Affari Esteri - Roma

email relazioni.pubblico@esteri.it

p.c. Ambasciata Italiana in Norvegia

email ambitalia.oslo@online.no ; consulate@ambitalia.no

Oggetto: Invito a dare sollecita risposta alla lettera che la sig.ra Stella Ines vedova Casalboni ha inviato in riscontro alla lettera del 18/10/2005 n. 304/411550 del Direttore Generale Affari Esteri.

Nel rispetto della sovranità e del potere decisionale delle Istituzioni interessate, comunichiamo di seguire con molta attenzione l'evolversi della situazione denunciata dalla signora Stella Ines, vedova Casalboni, residente a Rimini, in relazione all'uccisione del giovane figlio Roberto Casalboni, a seguito di incidente stradale verificatosi in Norvegia il 17/08/2003. L'anziana mamma, nell'esprimere forti perplessità sull'adeguatezza dei soccorsi, sull'imparzialità dei giudici e sul sostegno ricevuto dall'ambasciata Italiana in Norvegia, invoca giustizia e considerazione per tutti gli Italiani che si trovano all'estero, al di là del caso personale.

La vicenda ha richiamato l'attenzione di diversi organi d'informazione ed è riportata su alcuni siti web di associazioni che si occupano di sicurezza stradale e dopo incidente. Accedendo alla pagina http://www.bmwri.org/Robertocasalboni.htm è possibile conoscere più in dettaglio i fatti, attraverso alcune pubblicazioni di giornali e gli accorati appelli della mamma di Roberto.

Auspichiamo un Vostro urgentissimo interessamento, poichè se si riuscisse a chiarire costruttivamente qualche "dubbio", si otterrebbe anche il risultato di donare alla signora Stella Ines un po' di serenità.

 

  • In data 04/09/2006 abbiamo inviato la seguente comunicazione, a commento di un articolo pubblicato dal quotidiano "La Voce di Rimini" in cui si denunciavano certi comportamenti assunti dalle autorità Norvegesi:

Desideriamo esprimere il nostro sincero apprezzamento al sig. Nicola Strazzacapra, autore dell'articolo su Stella Casalboni del 03/09/2006, pag 11 edizione di Rimini. Da anni seguiamo il caso e condividiamo con la signora Stella Ines Casalboni delusioni e speranze. Purtroppo anche la signora Stella, come spesso succede ai familiari di vittime o disabili della strada, sta percorrendo l'immorale e poco noto calvario del dopo incidente, circondata da quella infame indifferenza che, come in un bozzolo, fa crescere la solitudine più desolante. In questi ultimi anni l'anziana mamma sembra essersi leggermente incurvata, anche per l'età, ma soprattutto per le tante pacche sulle spalle ricevute da chi gli ha dimostrato solidarietà solo con chiacchere o con promesse da marinaio. Non sono state solo le autorità Norvegesi ad alzare intorno alla signora Stella Casalboni degli impenetrabili muri di gomma. E' ancora più grave e deprecabile il comportamento assunto da alcune autorità Italiane, che, anzichè dare comprensione e sostegno, hanno profondamente deluso le aspettative dell'anziana mamma. La gente difficilmente dimostra un interesse continuativo verso le esperienze dolorose del prossimo, ma quello che sta succedendo alla signora Stella o a tanti altri familiari di vittime e disabili della strada può capitare a chiunque. Ringraziamo il quotidiano "La Voce" per la sensibilità e l'interessamento dimostrato, che ci auguriamo possa contagiare tutti i lettori. Aiutateci ad abbattere i muri di gomma, al di là delle tante inutili pacche sulle spalle!

 

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 Siate più indulgenti. Salve, mi chiamo S. R. e vivo a Bologna. Ho trovato il Vs. sito casualmente...e me ne dispiace perchè dovrebbe essere più pubblicizzato. Devo dire che sono rimasto colpito dal modo esplicito e senza retorica con cui esponete i Vostri pensieri pur lasciando trapelare il gigantesco amore per chi ha lasciato la sua vita sull'asfalto. Sono combattuto se far conoscere il Vostro sito ai miei cognati, che hanno perso il loro secondogenito, investito sullo scooter da un disgraziato che fuggiva, contromano, dai vigili dopo aver "bruciato" un rosso. Sono combattuto perchè non riesco ancora a vedere in loro la serenità con cui Voi affrontate l'argomento ma, nello stesso tempo, penso che potreste aiutarli a ritrovarla. L'unico appunto che, molto umilmente, mi sento di farVi è che mi sembra leggermente eccessivo il modo, a volte generico, con cui condannate l'indifferenza che Vi circonda. Ritengo giusto che le autorità e le istituzioni vengano tacciate di immobilismo nei confronti delle leggi e dei provvedimenti che potrebbero salvare molte vite, ma a volte la Vostra condanna è generale, nei confronti di tutti...allora io Vi chiedo, quanti di Voi si interessavano alle vittime della strada prima di essere direttamente coinvolti da una disgrazia?? Il 10%? Forse molto meno! Allora Vi prego di essere più indulgenti con chi ignora il dolore in una delle sue forme più atroci, per certi aspetti è come un bambino che non si rende davvero conto dello strazio che si può provare. Vi esorto però a insistere senza farvi scoraggiare da nessuno nella Vostra importante opera. Complimenti e sinceri saluti. Stefano.

Questa lettera ci è pervenuta nel Novembre 2005 ed abbiamo ringraziato Stefano per i consigli che ha voluto darci, da noi largamente condivisi. Nella successiva nostra risposta abbiamo fatto rilevare che il nostro sito riporta i diversi stati d'animo che abbiamo provato nel corso degli anni e che il passare del tempo lo si può rilevare dalla "rabbia" più o meno accentuata che traspare in molte pagine. Inizialmente c'era più rabbia ed è stato deciso di mantenerla integra, senza procedere ad " aggiustamenti" successivi. Abbiamo infine segnalato alcuni episodi emblematici verificatisi nei primi anni di attività ( non riportati sul sito per la carica repulsiva che li accompagna) che ora difficilmente potrebbero ripetersi. Infatti molte cose sono cambiate in meglio ed il "merito" è anche da attribuire alle associazioni di volontariato che hanno cominciato ad operare in questi ultimi anni col sostegno di tanti familiari di vittime e disabili della strada.

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 Siamo un gruppo di ragazzi di 17 anni. Abbiamo deciso di scriverVi per spiegare il motivo della nostra donazione (spedita in data 21/01/05). Poco tempo fa infatti la nostra comunità è stata scossa da una grave perdita che ci ha colpito la vigilia di Natale. Un nostro caro amico e compagno di scuola ci ha lasciati in un grave incidente stradale. Ci siamo cosi riuniti per cercare di superare questo dolore e abbiamo deciso di fare qualcosa di utile per ricordare Francesco. Siamo così venuti a conoscenza della Vostra associazione tramite internet. Volevamo richiedere delle informazioni aggiuntive riguardo alle modalità con cui utilizzerete la nostra donazione. Ci piacerebbe mantenere i contatti, Vi ringraziamo molto, in attesa di risposta Vi salutiamo cordialmente .

Questa lettera ci ha profondamente turbati e gratificati. Abbiamo fornito le informazioni richieste ed abbiamo voluto conoscere i ragazzi organizzando una trasferta ad Avio. L'11/5/2005 abbiamo avuto un incontro con la comunità locale ed il 12/5 abbiamo fatto una lezione di educazione stradale nelle scuole. A commento degli interventi svolti da Giuseppe Raduano (presidente della onlus PU.RI), Gazza Nicola (giovane disabile-vicepresidente), Bartolini Roberto (cantautore amico di Andrea), Angela Casadei (mamma di Andrea) abbiamo ricevuto la seguente lettera:

"...Ci teniamo tantissimo a farvi sapere che l'incontro organizzato ad Avio ha riscosso notevole successo. Infatti nei giorni seguenti abbiamo ricevuto svariati apprezzamenti per l'iniziativa e per il vostro intervento, che è risultato diverso da tutti i precedenti, probabilmente per il vostro simpatico modo di porvi. Forse vi è sembrato che le persone presenti fossero poco partecipi, ma vi assicuriamo che i pochi interventi che ci sono stati erano dovuti all'emozione e alla diversità di età dei partecipanti; la prova di ciò sta nel fatto che per molto tempo dopo la vostra visita si è parlato dei problemi riguardanti la strada, sia in famiglia che fra giovani e anche nella scuola. Speriamo sinceramente che vorrete tornare a farci visita, anche perché ci farebbe piacere organizzare un incontro nella nostra scuola, in quanto la problematica che portate avanti è sicuramente importante ed estremamente attuale, ma purtroppo poco discussa. Vi ringraziamo nuovamente a nome di tutta la comunità e di noi ragazzi. A presto.. Susanna ed Ermanno.

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 Salve, inizio col dirvi, non arrendetevi mai, MAI.......... perchè è quello che qualcuno vorrebbe!!!!!, ma noi , tutti insieme, ( l'unione ,Si, fa la forza),dobbiamo lottare con tutte le armi, lecite e anche illecite, anche se queste ultime dovrebbero essere sempre le ultime ad essere usate. Sono circa due anni che, dopo essere vissuta in Gran Bretagna, sono ritornata in Italia. Circa sette anni fa ho perso mia cugina, ma dire cugina è troppo poco, oserei dire mia sorella, la mia migliore amica, colei che ha diviso con me crescita, pubertà, adolescenza gioie, dolori, amori, e mille altre cose. Dopo sette anni il dolore e la mancanza di Miranda è forte come quella mattina che mi arrivò quella orribile telefonata. Forse qualcuno mi dirà: devi accettare la volontà di Dio e andare avanti; bè io vado avanti e sono molto impegnata con due bambini, casa, lavoro ecc; e posso anche capire che tutti dobbiamo morire ma sapere che quell'albero, senza guardrail, è ancora li mi opprime e vivo col chiedermi chi sarà il prossimo a perdere la vita contro quell'albero e quante famiglie dovranno ancora soffrire.
Miranda ha perso la vita sull'Appia tra Latina e Cisterna di Latina, ma il suo albero non è il solo ad essere ornato con fiocchi o ghirlande. Sapeste quante volte ho avuto il desiderio di abbattere con le mie mani quei maledetti alberi, ma poi ho pensato che non sono gli alberi da abbattere. Quello che ho imparato dagli inglesi è che pur non conoscendosi come vicini, perchè ci sono tante razze, se succede qualcosa di orribile si uniscono e lottano insieme per cambiare in meglio

Per esempio: il primo giorno di scuola nel 1998, un bambino di nome Raian, dopo essere uscito di scuola si mette in fila con la mamma incinta di nove mesi e la sorella di due anni per attraversare la strada con le strisce; la mamma con la sorella attraversano ma il piccolo distratto no. La mamma era convinta che il piccolo fosse dietro a lei, continua a camminare, il bimbo vede che la madre si trovava dall'altra parte e corre per andare da lei, ma un taxi stava già venendo non a velocità eccessiva, e purtroppo il povero Raian muore sotto gli occhi della mamma.
Ora si potrebbe dare la colpa alla mamma che non ha controllato che il bambino stesse dietro di lei, o al taxi , ma lo sapete che cosa hanno fatto tutte le altre mamme e padri di quella scuola? si sono uniti e hanno lottato per avere un semaforo ed anche per far ristringere la strada e farla diventare senso unico. Ce l'hanno fatta, solo dopo due settimane. Raian, è si morto ma non invano, e qui in Italia Miranda? e Antonio? e Luciano? e Maria????
L'italiano si adagia sul suo dolore come se quasi si sentisse sconfitto prima di incominciare. E' vero, hanno perso il loro caro e niente lo porterà in vita, però forse in quel punto non ci sarà un'altra persona a perdere la vita. E' anche vero che si conosce il vicino e i paesani, ma al momento di unirsi e lottare l'italiano ci pensa e ci ripensa e si tira indietro, come per vigliaccheria o per ignoranza. Oh si ignoranza, perchè non sanno che c'è una grossa percentuale di loro che può perdere i propri cari. E allora UNIAMOCI E LOTTIAMO CON TUTTA LA NOSTRA FORZA E SICURAMENTE QUALCOSA CAMBIERA'. Ciao da M.AN.

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Quanto condivido l'idea di far parlare i nostri ragazzi...! A saperli ascoltare, noi che siamo rimasti di quà, quasi ci facciamo una ragione dell'accaduto... Quanto ci hanno insegnato con la loro assenza! Quanto abbiamo capito...di noi, di loro...della vita, del mondo... Per quelli che non hanno provato però, per quelli (tutti) ai quali auguriamo di non provare mai. Ho scritto poche brevi sconsolate parole su noi che questa esperienza l'abbiamo vissuta. La accolga, in questa domenica senza di loro, come un abbraccio fraterno. Noi. Noi restiamo. L'immagine di quell'attimo. Nostro figlio morto sul ciglio di una strada. Nulla, più nulla verso cui andare, soltanto un ombra da inseguire.

Buona domenica e grazie di quello che fate, per noi, per loro per il futuro dei nostri ragazzi. E' suo lo spirito che vola...

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Le vostre e-mail hanno avuto riscontri molto positivi; sono stati pubblicati diversi articoli sui quotidiani locali e servizi su Rai 3 Veneto. Quest'ultimo addirittura per 3 giorni di seguito, anche oggi ha mandato in onda un servizio sui controlli della polstrada, sulla guida in stato di ebrezza!! menzionando la recente strage stradale. Continuerò anche io in futuro a "martellare" di continuo, se avrò problemi vi chiederò aiuto! Ringrazio per la collaborazione.

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 Mi chiamo Erika. Sono di Reggio Emilia e da qualche mese neo patentata. Volevo complimentarmi, nel mio piccolo, per ciò che avete fatto e che state costruendo. Io sono reduce da un'esperienza che sui giornali locali ha avuto largo dibattito. L'estate scorsa è scomparsa Silvia, di 18 anni. Sarebbe bugiardo negare che era un modello da seguire: onesta, carattere solare, amante di tutti e di tutto, sempre bei voti ed un viaggio premio in Australia già in valigia, ma che non ha fatto, perchè la settimana prima, mentre si recava ad una festa organizzata dal gruppo di amici della piscina Aquatico, dove lavorava, è rimasta vittima di un incidente stradale assieme ad un'altra ragazza di 17 anni: Giulia di Gavassa. Un episodio fatale causato da un extracomunitario ubriaco, senza patente (perchè ritirata precedentemente), sprovvisto di assicurazione e con un precedente analogo in cui a perdere la vita fu una ragazza di 23-24 anni. Oltre al dispiacere la beffa... i genitori non hanno ancora ottenuto i danni morali, perchè il responsabile non era assicurato. Quella persona con le leggi attuali tra 3/4 anni sarà già libera, ma intanto nessuno potrà ridare la vita alle due ragazze, private dei momenti più belli della gioventù. A distanza di mesi dall'incidente, ancora oggi si scorge sul lato della strada un sedile dell'Y 10 con qualche macchia di sangue. Questo secondo voi non è una mancanza di rispetto bella e buona? Io, per non vedere quel sedile, non riesco più a percorrere quella strada. Nella mia tesina racconto dei giovani, dei locali, delle droghe, dell'alcol e di tutto ciò che causa determinate situazioni di pericolo per se e per gli altri. Ho ottenuto molte informazioni consultando il vostro sito web. Un immenso grazie da parte mia, ma anche da parte di Silvia e Giulia. Erika da Reggio Emilia.

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 Grazie. Sono S., ci scambiammo alcune email in seguito alle mie intenzioni di attivarmi per prevenire gli incidenti stradali e lei mi segnalò Alessio Tavecchio.
La ringraziai, e torno a farlo con grande gioia. Alessio è venuto a parlare ad alcune classi del Liceo Scientifico il 19/04/2005. E' stata un'esperienza intensa, ricca e bellissima. Ho visto molti ragazzi/e uscire dall'incontro con una luce particolare nei loro occhi. Ho "seminato" con costanza, con discrezione, senza perdere la speranza, nell'autunno scorso. E i frutti, con i loro tempi, sono arrivati. Mi auguro che sia l'inizio di una consapevolezza più grande, che si diffonda sempre più. Le scrivo perchè mi fa molto piacere condividere con lei questi momenti, queste emozioni. Un grande saggio indiano dice che se condividiamo "cresciamo" spiritualmente più in fretta, la nostra anima si dilata, si espande... Le mando un grande abbraccio, a presto.

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Quando facciamo qualcosa, almeno noi, per fermare le morti?

Un altro sabato sera che finisce male...un'auto con 5 giovanissimi a causa della velocità elevatissima esce di strada in una curva in provincia di Pavia e muoiono sul colpo 3 ragazzi, 2 ragazze sono in fin di vita all'ospedale.. Ricordo nel marzo 2003: 5 morti, della stessa età (minorenni o poco più che maggiorenni), sempre in provincia di Pavia, tra Tromello e Garlasco per l'alta velocità.. Nella mia zona (vicino a Torino) nelle ultime settimane 2 ragazzi giovanissimi morti, due feriti gravi in tre incidenti: tutti a causa della velocità elevata..!! una ragazza in coma all'ospedale, il ragazzo morto sul colpo contro un palo, un ragazzo si sfracella contro il guard rail e rimane decapitato. E ogni settimana è un ecatombe.. Come volontario del 118 mi sale una rabbia incredibile a vedere incidenti o sentirli sui giornali perché questi sono gli incidenti figli della mentalità SCHIFOSA E IMPERANTE DELL'ESIBIRE LE PROPRIE DOTI DI PILOTA, DEL MITO DELLA VELOCITA', DEL SENTIRSI DIO IMMORTALE anche quando abbiamo dei ragazzini/ragazzine ingenui e incoscienti che si affidano a noi, anzi ci ammirano proprio perché andiamo forte.. E poi? Non ci sono solo i morti, con il loro strascico di devastazione delle famiglie e amici,,, Vorrei ricordare tutti i feriti gravi: quanti ragazzi/ragazze intelligenti, belli, brillanti e vivaci finiscono su una sedia a rotelle, o amputati, o menomati nel cervello, rinchiusi come degli ebeti in casa a vita, a causa dei danni riportati in questi incidenti? Purtroppo per esperienza ho visto molti giovanissimi che, pur sopravvivendo, sono stati estratti dalle carcasse dopo l'incidente con uscita di sangue dalle orecchie, amputazioni, segno che riporteranno danni cerebrali o fisici a vita, dovranno essere assistiti come dementi a vita, con costi e sofferenze inimmaginabili. A QUANDO UNA CAMPAGNA DECISA, VERA ED EFFICACE CONTRO QUESTA MENTALITA' SCHIFOSA DEI GIOVANI DI SENTIRSI DEI "FIGHI" PERCHE' VANNO FORTE? A QUANDO CERCHEREMO DI ESTIRPARE QUESTO CANCRO MALEDETTO DELLA VELOCITA', ESALTATO DALLA MENTALITA' COMUNE, DALLA PUBBLICITA' DELLE AUTO (PICCOLA PESTE, BAMBINO TERRIBILE, SFIDE SPORTIVE ECC ECC). COME MAI NON SI FA NULLA????????? CHE MONDO SCHIFOSO E' QUESTO? STO CERCANDO CON IL FORUM SCUOLA E VOLONTARIATO DI TORINO di andare nelle scuole per fare vedere il materiale fotografico, video e testimonianze che ho raccolto in questi anni da varie fonti (foto di incidenti con immagini crude e vere, testimonianze della disabilità permanente ecc) ma al momento sono riuscito a combinare solo un misero incontro da un'ora in una scuola di Torino, che è stato apprezzato molto dai ragazzi direi.. purtroppo ci si scontra sempre con una burocrazia e disinteresse delle stesse istituzioni scolastiche... MI DATE UNA MANO A FARE QUALCOSA INSIEME?? Qualcosa di semplice, incontri brevi ma efficaci nelle scuole, MA IMMAGINI FORTI, LE STESSE CHE HO VISTO TANTE NOTTI IO ARRIVANDO CON L'AMBULANZA SU UN INCIDENTE.. e chiedendomi: ma PERCHE'!!!!!! discussioni, qualsiasi cosa possa cercare di arginare la mentalità del "il mio ragazzo/amico va proprio forte in macchina, è un pazzo ma proprio per questo mi piace, mi diverte.." BASTA CON QUESTI SUICIDI, SONO DEI SUICIDI QUESTI INCIDENTI..CHI CORRE IN MACCHINA E' UN MALEDETTO PERDENTE, UN FALLITO, UN DEBOLE E UN ASSASSINO DI SE STESSO E DEGLI ALTRI.. dobbiamo farlo capire ai giovani..!!!!!!! Per piacere, fatemi sapere cosa si può fare secondo voi.. cerchiamo di essere una squadra e fare qualcosa, subito .. Scusate l'irruenza, ciao a tutti. Marco.


Rilancio immediatamente il tuo appello e seguirò con molta attenzione gli sviluppi. Grazie per tutto quello che fai. Giuseppe.

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