FILO DIRETTO CON I VISITATORI

Spesso le manifestazioni di solidarietà, gli appelli ed i consigli di coloro che visitano il nostro sito riescono ad infonderci entusiasmo e voglia di fare. Abbiamo deciso di aprire una apposita pagina in cui sono riportati solo alcuni di tali messaggi, ma per noi sono tutti importanti. Grazie, anche per le critiche ed i suggerimenti.

 Una canzone di Billy Joel per ricordare Sono un ragazzo di 24 anni ed ho perso due amici

 Un'anziana mamma punta il dito contro l'Ambasciata Italiana di Oslo Siate più indulgenti

 Gruppo di ragazzi diciassettenni Noi ed un'ombra da inseguire Non arrendetevi mai

Continuerò a martellare Un macabro sedile insanguinato Semina con frutti

 Alla larga da chi vuole farvi ubriacare  Mentalità schifosa ed assassina

 SONDAGGIO: Sicurezza Stradale: come ridurre il numero delle vittime e dei disabili.

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 Vorrei ricordare così i miei quattro amici: Salve sono Manuela Tontini. Ci siamo conosciuti nell'incontro con l'A.N.A.S promosso dalla vostra associazione per approfondire la dinamica dell'incidente di Valverde di Cesenatico in cui nel Luglio 2001 persero la vita quattro miei amici. Guardo il vostro sito spesso e vorrei ricordare le mie amiche Tamara Torresi, Francesca, Alessandro e Valentina Natali con questo testo tradotto... sperando venga pubblicato... sempre se vi farà piacere il mio ricordo per loro a distanza di tanti anni. La canzone tradotta è di Billy Joel.


Lullabye - Goodnight, My Angel - Billy Joel (traduzione)

Goodnight, my angel
Time to close your eyes
And save these questions for another day
I think I know what you´ve been asking me
I think you know what I´ve been trying to say
I promised I would never leave you
And you should always know
Wherever you may go
No matter where you are
I never will be far away
Goodnight, my angel
Now it´s time to sleep
And still so many things I want to say
Remember all the songs you sang for me
When we went sailing on an emerald bay
And like a boat out on the ocean
I´m rocking you to sleep
The water´s dark
And deep inside this ancient heart
You´ll always be a part of me
Goodnight, my angel
Now it´s time to dream
And dream how wonderful your life will be
Someday your child may cry
And if you sing this lullabye
Then in your heart
There will always be a part of me
Someday we´ll all be gone
But lullabyes go on and on...
They never die
That´s how you
And I Will be

TRADUZIONE:

Buonanotte, mio angelo
E´ ora di chiudere gli occhi
E di serbare questi dubbi per un altro giorno
Penso di sapere ciò che volevi chiedermi
Penso che tu sappia cosa stavo provando a dirti
Ho promesso che non ti avrei mai lasciato
E dovresti sapere che
Dovunque tu andrai
Non importa dove sei
Non sarò mai lontano da te
Buonanotte, mio angelo
Ora è il momento di dormire
E ci sono ancora molte cose che ti vorrei dire
Ricordati tutte le canzoni che hai cantato per me
Quando siamo andati in barca in una baia color smeraldo
E come una barca che sta in mezzo all´oceano ti sto cullando per farti dormire
L´acqua è scura e dritto nel profondo di questo vecchio cuore
Sarai sempre una parte di me
Buonanotte, mio angelo
E´ ora di sognare
E sogna quanto sara magnifica la tua vita
Certi giorni il tuo bambino potrà piangere
Allora nel tuo cuore ci sarà sempre una parte di me
Un giorno ci separeremo
ma le ninnananne continueranno ancora ed ancora...
Esse non muoiono mai
Proprio come te e me

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 Onlus tra giovani in difesa della vita sulle strade. Egregio dottor Raduano, sono Leandro S., un ragazzo di 24 anni come molti altri e così come molti altri ho avuto la sfortuna di perdere due amici in due diversi incidenti stradali, a distanza di un paio di mesi l'uno dall'altro. Le scrivo semplicemente per ringraziare Lei e tutta l'associazione per quello che state faticosamente costruendo nonostante l'indifferenza delle istituzioni. Purtroppo qui l'eco delle Vostre gesta non arriva potente come dovrebbe essere ma, essendo io stesso socio fondatore di una ONLUS destinata ai giovani, premerò alle prossime riunioni per averVi ospiti al nostro festival annuale, in maniera che possiate portare la Vostra testimonianza per sensibilizzare gli ospiti di quella serata. Con le lacrime agli occhi e il cuore pieno di commozione, auguro a Lei e ai soci dell'associazione più bene possibile.

 Tenere alla larga certi personaggi può salvare molte vite. Mi chiamo Fabbri Aldo e scrivo da Piombino in provincia di Livorno. Sono il presidente di un'associazione di volontariato denominata Fede Per la Vita, da poco costituita in memoria di mio figlio Federico che ci ha lasciati nel novembre 2001 all'età di 15 anni. Mi permetto di segnalarVi un caso emerso nella giornata di ieri nella nostra zona, relativo ad un locale ( Los Panineros ) che invita la gente il sabato dalle 17,30 fino a tarda notte a mangiare ed ubriacarsi. La persona firmataria del messaggio pubblicitario non è della nostra zona, ma ha ben visto di venire da noi a promuovere questo "modo di stare in allegria" pur di far soldi: per questo Vi invio questa segnalazione, in quanto ritengo che certi personaggi possono presentarsi in qualsiasi parte dell'Italia per mettere in piedi delle iniziative come quella nata in un paese vicino a Piombino. Non mi dilungo nell'illustrare la vicenda, ma mi limito ad allegare l'articolo pubblicato oggi dal giornale locale Il Tirreno ( ubriacatevi.pdf ) e la copia della cartolina pubblicitaria.

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 Come mamma urlo al mondo l'ingiustizia: mio figlio era un uomo e non un animale.

Ecco la copia di una lettera che ci ha fatto pervenire un'anziana mamma, chiedendo di pubblicarla sul nostro sito. Il fatto denunciato riguarda l'uccisione del giovane Roberto Casalboni, a seguito di un incidente stradale verificatosi in Norvegia. La mamma di Roberto esprime forti perplessità sulla adeguatezza dei soccorsi, sull'imparzialità dei giudici e sul sostegno ricevuto dall'ambasciata Italiana in Norvegia:

Egregio Direttore Generale -(firma illeggibile) - Affari Esteri - Roma

Con riferimento alla lettera inviatami in data 18.10.2005 n. 304/411550, faccio presente quanto segue:

- la semplice risposta inviatami non ha tenuto conto della documentazione inviata al Ministro degli Esteri On. G. Fini, in data 12.07.2005 che dimostra chiaramente l'omissione dell'Ambasciata italiana a Oslo nella tutela dei diritti di un cittadino italiano all'estero.

- Mio figlio, cittadino italiano, aveva il diritto di essere difeso all'estero contro un processo, privo di prove legali che ha portato ad una sentenza ingiusta.

- Affermo che mi è stato impedito di fare l'Appello per un giudizio di II grado, con azione intimidatoria e con l'omissione dell'invio della documentazione relativa al processo.

Questo disinteresse mi è costato la causa d'Appello in cui i professionisti italiani (dottori legali, ingegneri ed avvocati internazionali), avrebbero potuto dimostrare la colpevolezza dell'accusato, la responsabilità del chirurgo, l'ingiustizia della sentenza.

Ora mi si dice che l'Ambasciata all'estero non interviene nei rapporti che si instaurano tra avvocato e cliente. Mi domando:

- perché l'Ambasciata Italiana non mi ha avvertito precedentemente di ciò, in modo che io potessi supportare l'azione processuale con un avvocato internazionale e con esperti italiani?

- perché l'Ambasciata Italiana ha risposto personalmente per intimidirmi e al contrario non ha risposto alle molteplici richieste di invio della documentazione relative al processo di I grado in tempo utile per l'Appello? (come risulta da documentazione già in vostro possesso).

- che cosa ha fatto l'avvocato italiano norvegese per difendere mio figlio e portare alla luce la verità ed ottenere Giustizia?

- perché si parla di una "causa perdente in partenza" per cui nessun avvocato ha voluto accettare la difesa?

SUPPONGO era "una palla che scottava" perché già si conosceva l'errore medico che ha determinato la morte di mio figlio e le falsità e l'irresponsabilità esistenti nell'iter processuale. Io sono una semplice cittadina e non sono all'altezza di illustri avvocati internazionali, ma sono all'altezza per capire che non ci si può lavare le mani dell'ingiusta morte di mio Figlio accampando ipotetiche giustificazioni basate sulla diversità di Giurisdizione o sulla non partecipazione dell'Ambasciata nel rapporto cliente- avvocato. Io ho sempre pagato le tasse all'Erario Italiano e penso di avere il diritto di essere tutelata anche all'estero nella richiesta della difesa di mio Figlio. Ora mi assicurate che l'Ambasciata Italiana a Oslo rimane a mia disposizione per ogni ulteriore approfondimento ed assistenza.

Non mi servono parole, ma fatti concreti!

Se pure in ritardo, l'Ambasciata Italiana si faccia carico della sua responsabilità omessa e faccia in modo di concordare con l'Ambasciata norvegese in Italia che è al corrente di tutto l'iter processuale, in modo da riaprire il processo o quanto meno di portare alla luce la Verità, confermata da illustri professionisti italiani.

 Delego quindi l'Avv. .... del foro di Roma a prendere visione di tutto l'iter processuale perché riesca con mezzi legali a ristabilire un equilibrio di responsabilità non solo personale, ma generale al fine di tutelare il cittadino italiano all'estero.

Io sono una nullità di fronte alle Vostre alte cariche statali, ma Vi prego di riflettere, umanamente parlando: Che cosa fareste Voi al mio posto?

Come madre si può accettare la Morte di un Figlio, se pur con immenso dolore. Non si può accettare la falsità, irresponsabilità, l'ingiustizia esistente nel processo relativo, chiuso frettolosamente senza alcuna richiesta di prove legali. Spero di non dovere combattere contro il cd. "muro di gomma", perché nonostante tutto, credo ancora che esistano rappresentanti statali onesti e responsabili.

Grazie per l'attenzione. Rimini, lì 24.10.2005.  Stella Ines ved. Casalboni (madre di Roberto)

Gli interventi e le pubblicazioni riguardanti il caso sono consultabili alla pagina http://www.bmwri.org/Robertocasalboni.htm

 

Stim.mo Direttore Generale

Affari Esteri - Roma

email relazioni.pubblico@esteri.it

p.c. Ambasciata Italiana in Norvegia

email ambitalia.oslo@online.no ; consulate@ambitalia.no

Oggetto: Invito a dare sollecita risposta alla lettera che la sig.ra Stella Ines vedova Casalboni ha inviato in riscontro alla lettera del 18/10/2005 n. 304/411550 del Direttore Generale Affari Esteri.

Nel rispetto della sovranità e del potere decisionale delle Istituzioni interessate, comunichiamo di seguire con molta attenzione l'evolversi della situazione denunciata dalla signora Stella Ines, vedova Casalboni, residente a Rimini, in relazione all'uccisione del giovane figlio Roberto Casalboni, a seguito di incidente stradale verificatosi in Norvegia il 17/08/2003. L'anziana mamma, nell'esprimere forti perplessità sull'adeguatezza dei soccorsi, sull'imparzialità dei giudici e sul sostegno ricevuto dall'ambasciata Italiana in Norvegia, invoca giustizia e considerazione per tutti gli Italiani che si trovano all'estero, al di là del caso personale.

La vicenda ha richiamato l'attenzione di diversi organi d'informazione ed è riportata su alcuni siti web di associazioni che si occupano di sicurezza stradale e dopo incidente. Accedendo alla pagina http://www.bmwri.org/Robertocasalboni.htm è possibile conoscere più in dettaglio i fatti, attraverso alcune pubblicazioni di giornali e gli accorati appelli della mamma di Roberto.

Auspichiamo un Vostro urgentissimo interessamento, poichè se si riuscisse a chiarire costruttivamente qualche "dubbio", si otterrebbe anche il risultato di donare alla signora Stella Ines un po' di serenità.

 

Desideriamo esprimere il nostro sincero apprezzamento al sig. Nicola Strazzacapra, autore dell'articolo su Stella Casalboni del 03/09/2006, pag 11 edizione di Rimini. Da anni seguiamo il caso e condividiamo con la signora Stella Ines Casalboni delusioni e speranze. Purtroppo anche la signora Stella, come spesso succede ai familiari di vittime o disabili della strada, sta percorrendo l'immorale e poco noto calvario del dopo incidente, circondata da quella infame indifferenza che, come in un bozzolo, fa crescere la solitudine più desolante. In questi ultimi anni l'anziana mamma sembra essersi leggermente incurvata, anche per l'età, ma soprattutto per le tante pacche sulle spalle ricevute da chi gli ha dimostrato solidarietà solo con chiacchere o con promesse da marinaio. Non sono state solo le autorità Norvegesi ad alzare intorno alla signora Stella Casalboni degli impenetrabili muri di gomma. E' ancora più grave e deprecabile il comportamento assunto da alcune autorità Italiane, che, anzichè dare comprensione e sostegno, hanno profondamente deluso le aspettative dell'anziana mamma. La gente difficilmente dimostra un interesse continuativo verso le esperienze dolorose del prossimo, ma quello che sta succedendo alla signora Stella o a tanti altri familiari di vittime e disabili della strada può capitare a chiunque. Ringraziamo il quotidiano "La Voce" per la sensibilità e l'interessamento dimostrato, che ci auguriamo possa contagiare tutti i lettori. Aiutateci ad abbattere i muri di gomma, al di là delle tante inutili pacche sulle spalle!

 

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 Siate più indulgenti. Salve, mi chiamo S. R. e vivo a Bologna. Ho trovato il Vs. sito casualmente...e me ne dispiace perchè dovrebbe essere più pubblicizzato. Devo dire che sono rimasto colpito dal modo esplicito e senza retorica con cui esponete i Vostri pensieri pur lasciando trapelare il gigantesco amore per chi ha lasciato la sua vita sull'asfalto. Sono combattuto se far conoscere il Vostro sito ai miei cognati, che hanno perso il loro secondogenito, investito sullo scooter da un disgraziato che fuggiva, contromano, dai vigili dopo aver "bruciato" un rosso. Sono combattuto perchè non riesco ancora a vedere in loro la serenità con cui Voi affrontate l'argomento ma, nello stesso tempo, penso che potreste aiutarli a ritrovarla. L'unico appunto che, molto umilmente, mi sento di farVi è che mi sembra leggermente eccessivo il modo, a volte generico, con cui condannate l'indifferenza che Vi circonda. Ritengo giusto che le autorità e le istituzioni vengano tacciate di immobilismo nei confronti delle leggi e dei provvedimenti che potrebbero salvare molte vite, ma a volte la Vostra condanna è generale, nei confronti di tutti...allora io Vi chiedo, quanti di Voi si interessavano alle vittime della strada prima di essere direttamente coinvolti da una disgrazia?? Il 10%? Forse molto meno! Allora Vi prego di essere più indulgenti con chi ignora il dolore in una delle sue forme più atroci, per certi aspetti è come un bambino che non si rende davvero conto dello strazio che si può provare. Vi esorto però a insistere senza farvi scoraggiare da nessuno nella Vostra importante opera. Complimenti e sinceri saluti. Stefano.

Questa lettera ci è pervenuta nel Novembre 2005 ed abbiamo ringraziato Stefano per i consigli che ha voluto darci, da noi largamente condivisi. Nella successiva nostra risposta abbiamo fatto rilevare che il nostro sito riporta i diversi stati d'animo che abbiamo provato nel corso degli anni e che il passare del tempo lo si può rilevare dalla "rabbia" più o meno accentuata che traspare in molte pagine. Inizialmente c'era più rabbia ed è stato deciso di mantenerla integra, senza procedere ad " aggiustamenti" successivi. Abbiamo infine segnalato alcuni episodi emblematici verificatisi nei primi anni di attività ( non riportati sul sito per la carica repulsiva che li accompagna) che ora difficilmente potrebbero ripetersi. Infatti molte cose sono cambiate in meglio ed il "merito" è anche da attribuire alle associazioni di volontariato che hanno cominciato ad operare in questi ultimi anni col sostegno di tanti familiari di vittime e disabili della strada.

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 Siamo un gruppo di ragazzi di 17 anni. Abbiamo deciso di scriverVi per spiegare il motivo della nostra donazione (spedita in data 21/01/05). Poco tempo fa infatti la nostra comunità è stata scossa da una grave perdita che ci ha colpito la vigilia di Natale. Un nostro caro amico e compagno di scuola ci ha lasciati in un grave incidente stradale. Ci siamo cosi riuniti per cercare di superare questo dolore e abbiamo deciso di fare qualcosa di utile per ricordare Francesco. Siamo così venuti a conoscenza della Vostra associazione tramite internet. Volevamo richiedere delle informazioni aggiuntive riguardo alle modalità con cui utilizzerete la nostra donazione. Ci piacerebbe mantenere i contatti, Vi ringraziamo molto, in attesa di risposta Vi salutiamo cordialmente .

Questa lettera ci ha profondamente turbati e gratificati. Abbiamo fornito le informazioni richieste ed abbiamo voluto conoscere i ragazzi organizzando una trasferta ad Avio. L'11/5/2005 abbiamo avuto un incontro con la comunità locale ed il 12/5 abbiamo fatto una lezione di educazione stradale nelle scuole. A commento degli interventi svolti da Giuseppe Raduano (presidente della onlus PU.RI), Gazza Nicola (giovane disabile-vicepresidente), Bartolini Roberto (cantautore amico di Andrea), Angela Casadei (mamma di Andrea) abbiamo ricevuto la seguente lettera:

"...Ci teniamo tantissimo a farvi sapere che l'incontro organizzato ad Avio ha riscosso notevole successo. Infatti nei giorni seguenti abbiamo ricevuto svariati apprezzamenti per l'iniziativa e per il vostro intervento, che è risultato diverso da tutti i precedenti, probabilmente per il vostro simpatico modo di porvi. Forse vi è sembrato che le persone presenti fossero poco partecipi, ma vi assicuriamo che i pochi interventi che ci sono stati erano dovuti all'emozione e alla diversità di età dei partecipanti; la prova di ciò sta nel fatto che per molto tempo dopo la vostra visita si è parlato dei problemi riguardanti la strada, sia in famiglia che fra giovani e anche nella scuola. Speriamo sinceramente che vorrete tornare a farci visita, anche perché ci farebbe piacere organizzare un incontro nella nostra scuola, in quanto la problematica che portate avanti è sicuramente importante ed estremamente attuale, ma purtroppo poco discussa. Vi ringraziamo nuovamente a nome di tutta la comunità e di noi ragazzi. A presto.. Susanna ed Ermanno.

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 Salve, inizio col dirvi, non arrendetevi mai, MAI.......... perchè è quello che qualcuno vorrebbe!!!!!, ma noi , tutti insieme, ( l'unione ,Si, fa la forza),dobbiamo lottare con tutte le armi, lecite e anche illecite, anche se queste ultime dovrebbero essere sempre le ultime ad essere usate. Sono circa due anni che, dopo essere vissuta in Gran Bretagna, sono ritornata in Italia. Circa sette anni fa ho perso mia cugina, ma dire cugina è troppo poco, oserei dire mia sorella, la mia migliore amica, colei che ha diviso con me crescita, pubertà, adolescenza gioie, dolori, amori, e mille altre cose. Dopo sette anni il dolore e la mancanza di Miranda è forte come quella mattina che mi arrivò quella orribile telefonata. Forse qualcuno mi dirà: devi accettare la volontà di Dio e andare avanti; bè io vado avanti e sono molto impegnata con due bambini, casa, lavoro ecc; e posso anche capire che tutti dobbiamo morire ma sapere che quell'albero, senza guardrail, è ancora li mi opprime e vivo col chiedermi chi sarà il prossimo a perdere la vita contro quell'albero e quante famiglie dovranno ancora soffrire.
Miranda ha perso la vita sull'Appia tra Latina e Cisterna di Latina, ma il suo albero non è il solo ad essere ornato con fiocchi o ghirlande. Sapeste quante volte ho avuto il desiderio di abbattere con le mie mani quei maledetti alberi, ma poi ho pensato che non sono gli alberi da abbattere. Quello che ho imparato dagli inglesi è che pur non conoscendosi come vicini, perchè ci sono tante razze, se succede qualcosa di orribile si uniscono e lottano insieme per cambiare in meglio

Per esempio: il primo giorno di scuola nel 1998, un bambino di nome Raian, dopo essere uscito di scuola si mette in fila con la mamma incinta di nove mesi e la sorella di due anni per attraversare la strada con le strisce; la mamma con la sorella attraversano ma il piccolo distratto no. La mamma era convinta che il piccolo fosse dietro a lei, continua a camminare, il bimbo vede che la madre si trovava dall'altra parte e corre per andare da lei, ma un taxi stava già venendo non a velocità eccessiva, e purtroppo il povero Raian muore sotto gli occhi della mamma.
Ora si potrebbe dare la colpa alla mamma che non ha controllato che il bambino stesse dietro di lei, o al taxi , ma lo sapete che cosa hanno fatto tutte le altre mamme e padri di quella scuola? si sono uniti e hanno lottato per avere un semaforo ed anche per far ristringere la strada e farla diventare senso unico. Ce l'hanno fatta, solo dopo due settimane. Raian, è si morto ma non invano, e qui in Italia Miranda? e Antonio? e Luciano? e Maria????
L'italiano si adagia sul suo dolore come se quasi si sentisse sconfitto prima di incominciare. E' vero, hanno perso il loro caro e niente lo porterà in vita, però forse in quel punto non ci sarà un'altra persona a perdere la vita. E' anche vero che si conosce il vicino e i paesani, ma al momento di unirsi e lottare l'italiano ci pensa e ci ripensa e si tira indietro, come per vigliaccheria o per ignoranza. Oh si ignoranza, perchè non sanno che c'è una grossa percentuale di loro che può perdere i propri cari. E allora UNIAMOCI E LOTTIAMO CON TUTTA LA NOSTRA FORZA E SICURAMENTE QUALCOSA CAMBIERA'. Ciao da M.AN.

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Quanto condivido l'idea di far parlare i nostri ragazzi...! A saperli ascoltare, noi che siamo rimasti di quà, quasi ci facciamo una ragione dell'accaduto... Quanto ci hanno insegnato con la loro assenza! Quanto abbiamo capito...di noi, di loro...della vita, del mondo... Per quelli che non hanno provato però, per quelli (tutti) ai quali auguriamo di non provare mai. Ho scritto poche brevi sconsolate parole su noi che questa esperienza l'abbiamo vissuta. La accolga, in questa domenica senza di loro, come un abbraccio fraterno. Noi. Noi restiamo. L'immagine di quell'attimo. Nostro figlio morto sul ciglio di una strada. Nulla, più nulla verso cui andare, soltanto un ombra da inseguire.

Buona domenica e grazie di quello che fate, per noi, per loro per il futuro dei nostri ragazzi. E' suo lo spirito che vola...

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Le vostre e-mail hanno avuto riscontri molto positivi; sono stati pubblicati diversi articoli sui quotidiani locali e servizi su Rai 3 Veneto. Quest'ultimo addirittura per 3 giorni di seguito, anche oggi ha mandato in onda un servizio sui controlli della polstrada, sulla guida in stato di ebrezza!! menzionando la recente strage stradale. Continuerò anche io in futuro a "martellare" di continuo, se avrò problemi vi chiederò aiuto! Ringrazio per la collaborazione.

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 Mi chiamo Erika. Sono di Reggio Emilia e da qualche mese neo patentata. Volevo complimentarmi, nel mio piccolo, per ciò che avete fatto e che state costruendo. Io sono reduce da un'esperienza che sui giornali locali ha avuto largo dibattito. L'estate scorsa è scomparsa Silvia, di 18 anni. Sarebbe bugiardo negare che era un modello da seguire: onesta, carattere solare, amante di tutti e di tutto, sempre bei voti ed un viaggio premio in Australia già in valigia, ma che non ha fatto, perchè la settimana prima, mentre si recava ad una festa organizzata dal gruppo di amici della piscina Aquatico, dove lavorava, è rimasta vittima di un incidente stradale assieme ad un'altra ragazza di 17 anni: Giulia di Gavassa. Un episodio fatale causato da un extracomunitario ubriaco, senza patente (perchè ritirata precedentemente), sprovvisto di assicurazione e con un precedente analogo in cui a perdere la vita fu una ragazza di 23-24 anni. Oltre al dispiacere la beffa... i genitori non hanno ancora ottenuto i danni morali, perchè il responsabile non era assicurato. Quella persona con le leggi attuali tra 3/4 anni sarà già libera, ma intanto nessuno potrà ridare la vita alle due ragazze, private dei momenti più belli della gioventù. A distanza di mesi dall'incidente, ancora oggi si scorge sul lato della strada un sedile dell'Y 10 con qualche macchia di sangue. Questo secondo voi non è una mancanza di rispetto bella e buona? Io, per non vedere quel sedile, non riesco più a percorrere quella strada. Nella mia tesina racconto dei giovani, dei locali, delle droghe, dell'alcol e di tutto ciò che causa determinate situazioni di pericolo per se e per gli altri. Ho ottenuto molte informazioni consultando il vostro sito web. Un immenso grazie da parte mia, ma anche da parte di Silvia e Giulia. Erika da Reggio Emilia.

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 Grazie. Sono S., ci scambiammo alcune email in seguito alle mie intenzioni di attivarmi per prevenire gli incidenti stradali e lei mi segnalò Alessio Tavecchio.
La ringraziai, e torno a farlo con grande gioia. Alessio è venuto a parlare ad alcune classi del Liceo Scientifico il 19/04/2005. E' stata un'esperienza intensa, ricca e bellissima. Ho visto molti ragazzi/e uscire dall'incontro con una luce particolare nei loro occhi. Ho "seminato" con costanza, con discrezione, senza perdere la speranza, nell'autunno scorso. E i frutti, con i loro tempi, sono arrivati. Mi auguro che sia l'inizio di una consapevolezza più grande, che si diffonda sempre più. Le scrivo perchè mi fa molto piacere condividere con lei questi momenti, queste emozioni. Un grande saggio indiano dice che se condividiamo "cresciamo" spiritualmente più in fretta, la nostra anima si dilata, si espande... Le mando un grande abbraccio, a presto.

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Quando facciamo qualcosa, almeno noi, per fermare le morti?

Un altro sabato sera che finisce male...un'auto con 5 giovanissimi a causa della velocità elevatissima esce di strada in una curva in provincia di Pavia e muoiono sul colpo 3 ragazzi, 2 ragazze sono in fin di vita all'ospedale.. Ricordo nel marzo 2003: 5 morti, della stessa età (minorenni o poco più che maggiorenni), sempre in provincia di Pavia, tra Tromello e Garlasco per l'alta velocità.. Nella mia zona (vicino a Torino) nelle ultime settimane 2 ragazzi giovanissimi morti, due feriti gravi in tre incidenti: tutti a causa della velocità elevata..!! una ragazza in coma all'ospedale, il ragazzo morto sul colpo contro un palo, un ragazzo si sfracella contro il guard rail e rimane decapitato. E ogni settimana è un ecatombe.. Come volontario del 118 mi sale una rabbia incredibile a vedere incidenti o sentirli sui giornali perché questi sono gli incidenti figli della mentalità SCHIFOSA E IMPERANTE DELL'ESIBIRE LE PROPRIE DOTI DI PILOTA, DEL MITO DELLA VELOCITA', DEL SENTIRSI DIO IMMORTALE anche quando abbiamo dei ragazzini/ragazzine ingenui e incoscienti che si affidano a noi, anzi ci ammirano proprio perché andiamo forte.. E poi? Non ci sono solo i morti, con il loro strascico di devastazione delle famiglie e amici,,, Vorrei ricordare tutti i feriti gravi: quanti ragazzi/ragazze intelligenti, belli, brillanti e vivaci finiscono su una sedia a rotelle, o amputati, o menomati nel cervello, rinchiusi come degli ebeti in casa a vita, a causa dei danni riportati in questi incidenti? Purtroppo per esperienza ho visto molti giovanissimi che, pur sopravvivendo, sono stati estratti dalle carcasse dopo l'incidente con uscita di sangue dalle orecchie, amputazioni, segno che riporteranno danni cerebrali o fisici a vita, dovranno essere assistiti come dementi a vita, con costi e sofferenze inimmaginabili. A QUANDO UNA CAMPAGNA DECISA, VERA ED EFFICACE CONTRO QUESTA MENTALITA' SCHIFOSA DEI GIOVANI DI SENTIRSI DEI "FIGHI" PERCHE' VANNO FORTE? A QUANDO CERCHEREMO DI ESTIRPARE QUESTO CANCRO MALEDETTO DELLA VELOCITA', ESALTATO DALLA MENTALITA' COMUNE, DALLA PUBBLICITA' DELLE AUTO (PICCOLA PESTE, BAMBINO TERRIBILE, SFIDE SPORTIVE ECC ECC). COME MAI NON SI FA NULLA????????? CHE MONDO SCHIFOSO E' QUESTO? STO CERCANDO CON IL FORUM SCUOLA E VOLONTARIATO DI TORINO di andare nelle scuole per fare vedere il materiale fotografico, video e testimonianze che ho raccolto in questi anni da varie fonti (foto di incidenti con immagini crude e vere, testimonianze della disabilità permanente ecc) ma al momento sono riuscito a combinare solo un misero incontro da un'ora in una scuola di Torino, che è stato apprezzato molto dai ragazzi direi.. purtroppo ci si scontra sempre con una burocrazia e disinteresse delle stesse istituzioni scolastiche... MI DATE UNA MANO A FARE QUALCOSA INSIEME?? Qualcosa di semplice, incontri brevi ma efficaci nelle scuole, MA IMMAGINI FORTI, LE STESSE CHE HO VISTO TANTE NOTTI IO ARRIVANDO CON L'AMBULANZA SU UN INCIDENTE.. e chiedendomi: ma PERCHE'!!!!!! discussioni, qualsiasi cosa possa cercare di arginare la mentalità del "il mio ragazzo/amico va proprio forte in macchina, è un pazzo ma proprio per questo mi piace, mi diverte.." BASTA CON QUESTI SUICIDI, SONO DEI SUICIDI QUESTI INCIDENTI..CHI CORRE IN MACCHINA E' UN MALEDETTO PERDENTE, UN FALLITO, UN DEBOLE E UN ASSASSINO DI SE STESSO E DEGLI ALTRI.. dobbiamo farlo capire ai giovani..!!!!!!! Per piacere, fatemi sapere cosa si può fare secondo voi.. cerchiamo di essere una squadra e fare qualcosa, subito .. Scusate l'irruenza, ciao a tutti. Marco.


Rilancio immediatamente il tuo appello e seguirò con molta attenzione gli sviluppi. Grazie per tutto quello che fai. Giuseppe.

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